Vivere con la Tiroidite di Hashimoto – MYLIFE #02

Illustrazione di Yadhu su Unsplash

I malati autoimmuni sono spesso considerati malati invisibili perché, nella maggior parte dei casi, non sono costretti a letto e in qualche modo riescono a condurre una vita quotidiana normale. Invece, dietro a questa apparenza può esserci tutto un mondo di sofferenze fisiche e psicologiche che minano anche le azioni più normali e spesso danno la sensazione di vivere in un mondo parallelo a quello altrui.

Nel mio caso, l’ospite sgradito è la Tiroidite di Hashimoto, una patologia autoimmune della tiroide che mi è stata diagnosticata alla fine del 2018. Cosa fa, esattamente? Accade che per motivi incerti (un’infezione, una malattia mai completamente guarita, forte stress, traumi…) i propri anticorpi inizino a fare casino con gli ordini del giorno e scambino la tiroide – una ghiandola a forma di farfalla posta nella gola - per il nemico numero uno, iniziando ad attaccarla con tutte le armi a disposizione.

Dapprincipio, l’attacco non si manifesta all’esterno se non con qualche disturbo molto generico, ma man mano che la povera ghiandola – che ha il suo bel ruolo all’interno del sistema endocrino di regolazione ormonale – inizia a vedersela brutta, cominciano i problemi seri. Di solito, il percorso porta prima all’ipertiroidismo, con una sovraeccitazione della tiroide che causa forte dimagrimento, tachicardia e ansia (anche attacchi di panico), per poi scivolare nell’ipotiroidismo con il suo carico di chili extra, confusione mentale, stanchezza, rallentamento delle funzioni corporee e, senza cura, danni seri. A volte compaiono noduli, gozzo e, nel peggiore dei casi, tumori che vanno operati asportando del tutto la tiroide. Nel mio caso, la povera ghiandola è ormai ridotta a una farfallina e quindi non rischio il gozzo.

Il medico curante per questa patologia è l’endocrinologo, che fornisce la cura ormonale sostitutiva per sopperire ai danni fatti alla tiroide. Ogni tanto, è bene fare un’ecografia di controllo per sincerarsi che non siano comparsi noduli e ogni pochi mesi vanno fatti esami del sangue. Già, perché non esiste una cura: gli anticorpi non si fermano mai. Si può solo assumere una quantità di ormone che faccia le veci della normale attività tiroidea.

Questo cosa significa? Beh, che si continua a stare male anche prendendo la terapia. Non fraintendete: ci sono persone fortunate che hanno pochi sintomi collaterali e che quasi non si accorgono di avere l’Hashimoto. Altre faticano ad alzarsi dal letto. Si tratta di un ampio spettro di sintomatologie che, purtroppo, sono spesso snobbate dai medici con la magica frase: “Tutto questo non c’entra con la tiroide”. Oppure, la perla: “Sei solo depressa”.

Non hanno nemmeno tutti i torti, è ovvio essere depressi quando si sta male tutto il giorno, tutti i giorni, e quando nessuno pare in grado di darti un minimo di speranza. Vero anche che non tutto è colpa della povera tiroide: è l’infiammazione costante a fare danni ovunque. In ogni caso, io mi sono sentita dire queste frasi per anni, passando di specialista in specialista fino a trovarne di seri e preparati, persone che hanno preso sul serio la mia sofferenza. Quindi, non arrendetevi mai!

Farò un post apposito sull’epopea della mia diagnosi perché merita, per il momento chiudo questa piccola parentesi sull’amica Hashimoto con un elenco della mia sintomatologia quotidiana, oggi migliorata grazie a una serie di accorgimenti che ovviamente condividerò con voi. Pronti? L’elenco è lungo e sono sicura che mi dimenticherò qualcosa:

  • -        Febbriciattola quotidiana
  • -        Astenia (stanchezza mortale senza motivo)
  • -        Battito cardiaco rallentato
  • -        Dolori muscolari e crampi
  • -        Dolori articolari
  • -        Sonno difficile e interrotto
  • -        Nebbia mentale con incapacità di concentrazione
  • -        Difficoltà di memoria e di espressione
  • -        Reflusso gastroesofageo
  • -        Colite cronica (IBS)
  • -        Incapacità di sforzo fisico superiore ai 5 minuti (ora saliti a 15)
  • -        Attacchi di ansia e panico
  • -        Insorgenza di disturbo ossessivo-compulsivo
  • -        Freddo e brividi al di sotto dei 25 gradi
  • -        Tremore nervoso
  • -        Carenza cronica di vit.D (con fragilità dentale)
  • -        Ridotta capacità di smaltimento del colesterolo
  • -        Peso oscillante (tra i 48 e i 58 Kg) indipendentemente dalla dieta
  • -        Eritemi
  • -        Rallentata capacità di guarigione dalle ferite
  • -        Ematomi al minimo tocco
  • -        Aumento delle reazioni allergiche (acrilici, colle da carta, luce solare)
  • -        Caduta dei capelli (ora interrotta)
  • -        Pressione bassa con capogiri e nausea
  • -        Ipersensibilità a luci, odori, suoni
  • -        Aumentata percezione del dolore

Per citarne alcune! Con la maggior parte di queste cose si arriva a convivere. Altre possono migliorare con un lavoro costante. Altre ancora…beh, non dipendono da me e quando si presentano l’unica cosa che posso fare è mettermi a riposo. Ho tentato di trovare un lavoro che mi riportasse in mezzo alle persone, ma il mio fisico continua a ricordarmi che solo lavorando da casa sono in grado di gestire i momenti peggiori. Bisogna essere realistici…

Chi tra voi soffre di una malattia cronica? Quanto impatta sulla vostra vita? Vi mando un abbraccio mega-gigantesco e vi ricordo che siamo una grande famiglia. Sfigata, ma pur sempre una famiglia! La prossima volta vi racconterò qualcosa del percorso medico che ho fatto, per poi passare a quello psicologico. Già, perché ansia, panico e DOC mi hanno davvero fatto guardare oltre il confine del baratro ma, paradossalmente, stanno restituendomi a me stessa.

Adesso giuro che chiudo! Alla prossima e, nel frattempo, abbiate cura di voi stessi e vogliatevi bene. Tanto, tanto bene. 

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