Farsi capire è difficile - MYLIFE #01

TITANIA TROVA SULLA SPIAGGIA L'ANELLO INCANTATO (studio a pastello da Johann Heinrich Fussli)
Avvertite mai di avere problemi nel comunicare?
Io ne ho sempre avuti e mi hanno portata alla quasi totale solitudine per gran parte della mia vita. Ho fatto sforzi per cercare di comprendere i codici del linguaggio altrui, ma non posso dire di aver ottenuto grandi risultati, a parte un senso crescente di frustrazione che alla fine è sfociato nel mio disturbo ossessivo-compulsivo e in una discreta fobia sociale. Anche per questo, ho cercato sempre più di esprimermi attraverso la creatività, invece che tramite le parole.
Da quando sono in terapia e ho riscontrato alti punteggi sia per l'autismo che per l'adhd, finalmente ho capito che - in effetti - parlo e agisco in modo diverso rispetto alla maggioranza delle persone. Vi faccio un riassunto.
Per prima cosa, il mio modo di pensare è piuttosto rigido:
- se mi trovo di fronte a una cosa o a una proposta illogica, faccio muro
- se mi viene detta una bugia, assisto a un'ingiustizia o viene rimaneggiata la verità, faccio muro
- se mi si parla con l'intento di litigare, scompaio (sono lì, ma è come se non ci fossi)
- se mi vengono rinfacciate cose che non ho mai detto o fatto, soprattutto visto che sono praticamente priva del mitologico retropensiero femminile, scompaio di nuovo nell'iperuranio
Mi è stato detto che litigare con me è come litigare con un muro di gomma. In parte, è vero. Se il problema riguarda me, non riesco a reggere la tensione di uno scontro. Scendo nell'arena solo se devo difendere qualcun altro. Non è il confronto a spaventarmi: mi piace discutere di qualsiasi cosa, non mi interessa avere ragione perché sbagliare è un'ottima occasione per imparare qualcosa, ma di fronte all'aggressività o a un'immagine di me che non mi appartiene, soffro così tanto nel corpo e nella mente che devo fuggire (per davvero o chiudendomi dentro me stessa).
Prendo tutto dannatamente sul serio. Lavoro, passioni, relazioni...tutto. Questo significa che tratto ogni cosa con estremo rispetto e che, se mi ci metto, lo faccio con tutto l'impegno e l'amore possibile. Adoro il lavoro di squadra, ma solo se la quantità di impegno/passione dei membri è paragonabile, altrimenti passo. Non importa se si tratta di un parente, un amico, un collaboratore con anni di esperienza...Non faccio distinzioni, non metto sulla bilancia il bene tra noi o i ricordi che ci legano. Collaboro solo con persone che abbiano il mio stesso livello di impegno, oppure che siano le più adatte per quello specifico progetto.
Non mento mai. Le poche volte che vado vicino a farlo, omettendo particolari, è per proteggere qualcuno o per non mettere nei guai altre persone. Dopo che l'ho fatto, sto male e continuo a tormentarmi per un sacco di tempo per la sensazione di "sbagliato" che mi rimane appiccicata addosso.
Sono sempre stata molto diretta nel far notare gli errori. Non lo faccio per criticare, ma per offrire un dato oggettivo che possa portare a migliorarsi. Faccio lo stesso con me, ogni giorno.
Sono socievole e mi piace la compagnia, ma solo se posso fare conversazioni interessanti. Il cicaleccio, i pettegolezzi, le volgarità mi stancano a morte e mi portano a isolarmi. Se parlo e vengo continuamente interrotta, o nessuno mostra di ascoltarmi, non riesco più a partecipare. Uscire dal nido, poi, richiede molto tempo.
Queste caratteristiche della comunicazione, che rientrano nello spettro della neurodivergenza, non hanno agevolato granché la mia vita sociale. Non mi sorprende scoprire ora che le poche persone a cui sono legata sono a loro volta neurodivergenti...
E voi? Vi ritrovate in qualcuna delle mie caratteristiche? Oppure di fronte a una persona come me non sapreste come raccapezzarvi? Cosa fate per cercare di tradurre voi stessi nel linguaggio altrui? Io ci provo tutti i giorni e, per quanto continui a far male, non ho intenzione di arrendermi.
Torno nella scatola e vi abbraccio virtualmente tutti quanti!
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